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Borgo Sandrigo (XVII secolo)
Anche questo borgo prende il nome da una famiglia che si era stanziata
in loco. Come per il Borgo Pacco, la denominazione compare
nel 1600. I Sandrigo, provenienti da un'omonima
località del vicentino, si erano stabiliti nel villaggio
semideserto, senz'altro qualche tempo prima.
Da un testamento depositato presso il notaio Giannantonio Palaro
e datato 25 settembre 1577 si evince che un certo Altobello
Sandrigo lascia tutti i suoi averi ai nipoti "Pollo
e Pietro Sandrigo". Qualora essi non avessero avuto dei
discendenti diretti, ossia dei figli, il patrimonio ereditato
sarebbe stato impiegato nella costruzione di una chiesa che sarebbe
dovuta sorgere nei pressi della sua casa, al posto del capitello
di Sant'Acazio e intitolata Santa Maria di Campo Marzo.
Sennonché non solo i due nipoti di Altobello Sandrigo
ebbero prole, ma essendo venuta meno, nel corso degli anni, la
necessaria devozione, il progetto della chiesa venne accantonato
definitivamente e il capitello stesso venne demolito.
È doveroso ricordare che per gli abitanti dei due nuovi
borghi, soprattutto durante la stagione invernale, data la lontananza
dal centro e la pessima condizione delle strade era alquanto scomodo
riuscire a partecipare alle funzioni religiose, per cui pensarono
bene di far erigere due capitelli uno dedicato a Sant'Acazio
nel Capo di Sotto e l'altro a San Rocco nel Capo
di Sopra. Mi sembra così di capire che, proprio davanti
ad essi, la gente si riuniva per i momenti di raccoglimento e
di preghiera.
Inizialmente i Sandrigo si erano dedicati all'allevamento
del bestiame e alla fabbricazione di mattoni e tegole, essendo
il terreno composto da ottima argilla. Poi, essi acquistarono
dei pezzi di terreno con l'intento di renderlo produttivo.
Sebbene in seguito avessero ceduto quei prati ai conti Gorgo,
gli stessi prati continuarono a essere chiamati "prati
dei Sandrigo", come risulta da un atto notarile stipulato
nel 1635: "Polo Sandrigo paga d'affitto per campo,
et pezzo di prado nelli pradi dei Sandrighi formento netto et
arivelato pesinali quattroaeticusta mitade del vino".
Queste poche righe sono particolarmente utili per farci comprendere
come in quel periodo, il Capo di Sotto si fosse trasformato
in un'area di terreni arativi, nei quali cominciarono ad attecchire
le prime viti e ampie distese di frumento. Per quel che sappiamo,
è stato merito dei Sandrigo, trasformare il borgo
in un luogo prosperoso, là dove esistevano soltanto degli
acquitrini stagnanti.
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